Property:Text original
From EpiMedDat
- Has type"Has type" is a predefined property that describes the <a href="/Special:Types" title="Special:Types">datatype</a> of a property and is provided by <a class="external text" href="https://www.semantic-mediawiki.org/wiki/Help:Special_properties">Semantic MediaWiki</a>.: Text
- Has preferred property label"Preferred property label" is a declarative predefined property to specify a <a class="external text" href="https://www.semantic-mediawiki.org/wiki/Help:Preferred_property_label">preferred property label</a> and is provided by <a class="external text" href="https://www.semantic-mediawiki.org/wiki/Help:Special_properties">Semantic MediaWiki</a>.: Text original (en)
- Has property description"Property description" is a predefined property that allows to describe a property in context of a language and is provided by <a class="external text" href="https://www.semantic-mediawiki.org/wiki/Help:Special_properties">Semantic MediaWiki</a>.: Original text (en)
0–9
Item eodem anno (1361) invaluit iterato pestilencia Avinione magna, ita quod a festo pasce usque ad pentecosten et ad festum Iacobi apostoli moriebantur ibidem circa septemdecim milia hominum, inter quos fuerunt centum episcopi et quinque cardinales. Et ex hac maior fuit disperacio in curia quam supra de pestilencia, que sub papa Clemente. +
Item, aquel an meteys, fon grant mortalitat en crestiandat et duret a Montpelier per tot may et junh et julh en que moriron motz de bos homes et gran colp d’autra gent, tant que lo y ac mot de jorns que morian Vc personas en tre grans e paucas et riquas e pauras. +
In Iunio facta est maxima pestilencia et mortalitas in curia Romana Avinione. Tunc obierunt ibi multi clerici Alamani. +
Item quod papa creavit viii cardinales simul.<br />Item eodem mense et anno lxi. xiiii. kal. octobris papa Innocentius vi. creavit octo cardinales nono anno sui pontificatus simul et semel Avinione. Et ibi novem cardinales moriebantur a principio anni lxi. usque ad festum Mathei apostoli et ewangeliste [sept. 21], et centum et quinquaginta episcopi et septem milia hominum: tanta fuit ibi mortalitas. Sed multo maior in Longobardia, maxime in Mediolano. +
[[File:1361-10-00-Egypt.png|frameless|right|400px]] +
Pestilentia magna Bononie multos consumpsit. +
1362 fu una muria in bulogna che pochi ne rimasero. +
Magna mortalitas fuit in Bononia et comitatu Bononiae et duravit a mense maji usque per totum mensem octobris, et tunc decessit Guidutius Mathae Guidonis de Griffonibus, die XXI septembris, et sepultus fuit ad Sanctum Franciscum +
Più la pistilenzia dell'anguinaia avendo aspramente assalito la città di Brescia, ell'oste de' collegati ch'era di fuori, li strinse a partire, e ssi tornarono a Verona, e quindi ciascuna alla terra sua. +
In questi tempi, del mese di giugno e luglio, la usata pistolenzia dell'anguinaia con danno grandissimo percosse la città di Bologna, e tutto il Casentino occupò, salvo che certe ville alle quali perdonò, procedendo quasi in similtudine di grandine, la quale e questo e quel campo pericola, e quello del mezzo [p. 586] quasi perdonando trapassa; e sse similtudine di suo effetto dare si può, se cciò procede dal cielo per mezzo dell'aria corrotta, simile pare alle nuvole rade e spesse, per le quali passi i rraggio del sole, e dove fa sprendere e dove no. Or come che 'l fatto si vada, nel Casentino infino a Decomano nelle terre del conte Ruberto fé grande damaggio d'ogni maniera di gente: toccò Modona e Verona assai, e lla città di Pisa e di Lucca, e in certe parti del contado di Firenze vicine all'alpi, e nelle alpi delli Ubaldini: a' Pisani tolse molti cittadini, ma più soldati. Nell' isola di rodi in questi tempi ha ffatti danni incredibili: e nel MCCCLXII del mese di luglio e d'agosto aspramente assalì l'oste de' collegati di Lombardia sopra la città di Brescia per modo che convenne se ne partisse, e nella città danno fece assai. Nella città di Napoli e in molte terre de Regno, ove assai, e dove poco facea, ove neente. Nelle case vicini a fFegghine cominciò d'ottobre in una ruga, e ll' altre vie non toccò. In Firenze ove in una casa ove in un'altra di rado e poco per infino a calen di dicembre. +
Nel predicto anno e millesimo 1362 fu una grande mortalità de peste quasi per tutto el mondo, et in questa nostra cità de Peroscia ce morì molta gente. +
[…] e per giunta a' detti mali, li villani de' piani ch'erano rifuggiti in Pisa, e stavansi sotto loro carra lungo le mura, furono assaliti dalla pistilenzia (p. 611) dell'anguinaia, assai ne perirono. E cciò somigliava all'intendenti giudicio di Dio, che dentro e di fuori così gastgasse i corompitori della pace e della fede data per soperchio d'astuta malizia. +
In Britania, Pictavia et Andegavia mortalitas viguit generalis. +
Mortalitas magna per totum fere mundum +
Sane, dilectissimi, pluribus retroactis temporibus saeva pestilencia et nuperrime fames horribiles et valida justo Dei iudicio, ut nostis, innumeros homines peremerunt et nunc iterum ipsa pestilencia terribilis et dira certo rumore volante in vicinis nostris partibus crassatur. [...] eodem die missa contra pestilentiam [...] cum devotione cantetur, cui omnes qui possunt intererunt humiliter misericordiam implorantes divinam, ut jacula pestilentiae a nobis procul amoveat et repellat. +
In quell'Anno crebbe tanto il fiume Pò a dì 10. di novembre, che affondò gran parte del Ferrarese. In quell' anno e in quel mese incominciò una gran pestilenza di mortalità, della quale quasi per tutto il mondo morirono molti. +
In questi giorni la pistilenza dell'anguinaia prese il componitore di questa opera Matteo, e trovandolo di sobria e temperata natura e vita il dibatté cinque giorni, in fine il dodecimo dì del mese di luglio divotamente rendé l'anima a dDio. Il quale in tanto possiamo dire meritevolemente essere da laudare, in quanto esso co lo stile ch'a llui fu possibile non sofferse che perissono le cose accorse nel mondo per lo tempo che scrive degne di memoria, quindi aparecchiando materia a' più dilicati e alti ingegni di riducere sue ricordanze in più filice e rilevato stile, qui a mme Filippo suo figliuolo lasciando il pensiere di seguitare sue per infino alla pace fatta colli Pisani, per no lasciare la materia intracisa, e così m'ingegnerò di fare la storia di tempo in tempo, coll'altre cose accorse nell'altre parti del mondo le quali a mia notizia perverranno. +
Fu di nicistà che ’l detto Pagholo, giovane gharzone, e, sechondo l’età d’allora, fanciullo, provedesse al tutto; e se fu fatichoso e di sollecitudine e di rischio, i’ penso choll’aiuto di Dio dirtene tanto innanzi che ttu arai chagione d’inmaginare il tutto. Questi suoi fratelli morirono di (p. 193) pistolenza nella mortalità fonda del sesantatré, che ffu grande, e andaronsene a piè di Dio inn ispazio di venti dì; e, chome ài inteso, i due erano avillupati nel trafficho del guado e nella tinta, dove egli aveano inviluppati circha di quindicimila fiorini. Il terzo, e primo a morire, avea donna, e viva rimase dopo lui e giovane. Era invillupato questo nell’usure, ché pocho fecie altro; e none si distendea questo suo viluppo pure in Firenze ma per tutto il chontado, e pure chon lavoratori e poveri il forte, e chon grandi / (c. 42v) uomini e potenti, e in Firenze e di fuori.<br />Il detto Pagholo, giovane, soro, solo, sanza alchuno aiuto o chonsiglio se non di suoi amici, a tenpo di mortalità, isbighottito della morte de’ suoi e della paura di sé, trovatosi in gran viluppi di molti crediti a rischuotere e di migliaia di fiorini, sendone morti assai d<e’> creditori e de’ fattori che aveano nel chapo i fatti loro, avendo etiandio a cierchare d’essi non pure in Firenze o nel chontado, ma di fuori, ‘Arezo, al Borgho, a Siena, a Pisa e per altre istrane parti, a ritrarre merchatantia, a venderla, e a svilupare tutto, non fu sanza grande sollecitudine e faticha. +
Negli anni 1363 fu in Firenze la mortalità pestilenziale†: fu grande e moricci assai giente, ma non agiunse al quarto di danno che quella del ’48 chome che a nnoi fusse tre chotanti piggiore; ché nella detta moria, chome dinanzi n’è memoria, mori tre fratelli di nostro padre, cioè di Pagolo di Bartolomeo nominati Giovanni, Dino e Chalandro: il dì e ‘l tenpo è scritto innanzi. +
In questo tempo fu grande pistolenzia nella città e contado di Firenze +
