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In Septembri et Octobri (1380) fuit valde magna pestilencia in Franckfordia et circumquaque, que subtraxit multos pueros et eciam quosdam robustos viros, etiam multos senes homines; erat pestis ypidemialis. +
Tunc temporis fuit pestilencia gravis Colonie, Maguncie et aliis multis locis. +
Ein sterbotte zu Strosburg.<br /> Do men zalte noch gotz gebürte 1381 jor, do was ein grosser sterbotte in dem summer zu Strosburg: den schetzete men also gros und langewerende, also ie keinre vor was zu Strosburg gewesen. von disem sterbotte wurdent die kirchen also rich, das men die alten kirchen zu Strosburg zu sant Martin, zu sant Niclawes gynesit Brüsch und zum alten sant Peter abrebrach und nuwe witer kirchen dar mahte. +
Anno Domini (13)80 primo circa octavas epiphanie Domini instetit frigus valde forte, durans usque ad Kalendas Februarii, cum antea a festo Michaelis usque ad predictas octavas continue fuerit aura pluvialis et tepida absque frigoribus durantibus. Viguit pestilencia circa partes Reni usque ad predictas octavas. +
Semovitus, Dei gratia dux Teschinensis, prior Bohemiae ordinis Hospitalis sancti Joannis Hierosolimitani, notum fieri volumus omnibus in perpetuum praesentibus et futuris hominibus, harum seriem litterarum audituris, quod peste crudeli in genus humanum tempore non longe retroacto ex permissione divina immaniter saeviante maxima pars populi in civitate ordinis nostri Manetin corruit et ab hoc saeculo emigravit. +
Anno d(omi)ni MCCCLXXXII orta est / pestilencia et facta est hic / magna fovea in qva sv(n)t sepvlte / tres sexagene et qvindecim hominum qui / aie requiescat in pace Amen. +
Anno 1382 Ist eine grosse pestilentz in Erffurd gewesen, do hatt man eine gruben auf S. Petersberg gemacht, do sindt 13 schock vnd 15 menschen begraben worden. +
Più, e più volte fu detto, che della gente del Duca d'Angiò, assai ne sono stati sconfitti, morti, e presi. Dicesi ch'è presso a Napoli a otto miglia, o così, e che ivi è mortalità di gente, ed hae grande caro di vettovaglia.<br />In detto anno cominciò la mortalità in più luoghi, in Ferrara, in Bologna, in Pisa, ed in più altri luoghi. +
Semovitus, Dei gratia dux Teschinensis, prior Bohemiae ordinis Hospitalis sancti Joannis Hierosolimitani, notum fieri volumus omnibus in perpetuum praesentibus et futuris hominibus, harum seriem litterarum audituris, quod peste crudeli in genus humanum tempore non longe retroacto ex permissione divina immaniter saeviante maxima pars populi in civitate ordinis nostri Manetin corruit et ab hoc seculo emigravit [...] +
Illis diebus fuit tempus bene dispositum ad epidemia, quia pluviosum fuit et crudum. Nec fuit estas calida et sicca, sicut debet esse naturaliter, sed frigida, ventosa et humida. Unde post festum sancto Johannis Baptiste et circa augustum fuit magna mortalitas hominum in pluribus locis. Apud Blisiam tunc obierunt bene nongente persone, plusquam media pars totius ville. In fine augusti et principio septembris tunc apparuit quedam cometa in occidente post solis occasum cum parvo radio. Et postea invaluit mortalitas Dyonanti, Namurici, Hoii, Leodii, Tungris, Trajecti, Aquis, Treveris, et in finibus eorum ita magna, quod Namurici bene tria milia obierunt. +
1383. Pestilentia Florentinos affluxit. +
Eo qui secutus est anno pestis iampridem coepta desaevivit, et fugae civium secutae sunt, per quas vacuefacta urbs suspicionem dedit, ne a plebe infima invaderetur. Itaque lex lata est, ne quis civis florentinus domo abesset, quo frequentior esset urbs, nec deserta a bonis in perditorum relinqueretur potestate. Sed neque lex neque prohibitio tenere potuit fugas; quippe adversus timorem mortis propositae timor omnis alter tamquam levior succumbebat. Ea pestis aliquot menses civitatem afflixit et insignes aliquot viros absumpsit. Ob eam causam nihil dignum memoria domi vel foris eo anno est gestum. +
Rubrica 955a - Come fu una grande mortalità nella città di Firenze.<br />Nel detto anno [1383] cominciò a Firenze una pestilenza primiera, e primiera di ciò per rispetto ch'era cominciata infino nell'anno dinanzi in alcuna casa, al Canto a Monteloro ed a S. Piero Maggiore, forse in quattro case, ed avie casa dove in uno mese n'erano morti 10 e lasciatore due, e poi restata; ma per la città quasi niente si sentì se non in sul marzo e aprile; allora cominciò a rucellare, e bastò infino al settembre molto fiera, pure al modo dell'altre mortalità, di quello segno del grosso sotto il braccio e sopra la coscia all'anguinaia. Molti buoni uomini morti, ma più fu ne'giovani e fanciulli che negli uomini e femmine di compiuta età. Ultimamente ristette, come detto è, di settembre, non sì che alcuno, e questo era a rado, infino al marzo vegnente' dello altro anno non ne sentisse, ma radi e pochi. Pure com'è d'usanza di tenerne lo conto che muoiono, in quello anno ne morirono circa (p. 427) di … (lacuna). E così posata la maggior parte di novembre si tornarono alla città: alquanti stettero infino passata la primavera, e poi tornarono. +
Rubrica 956a- Come per la detta mortalità si fece più leggi e ordini a Firenze. Nel detto anno si feciono di molte leggi, acciocchè niuno cittadino si partisse per la detta mortalità, a ciò che sospettavano che la minuta gente non partisse, e facesse romore, ed i mali contenti s'accozzassero con loro. Poi veduto che pur si partivano li ricchi, cominciarono a non lassare partire niuno sanza il bullettino. Ancora a questo era impossibile a tenergli. Poi all'ultimo impuosero danari a chi s'era partito, o partisse: comecchè la cosa non andò uguale, che di quelli a cui fu posto, pagarono e tale no, com'è sempre d'usanza che gli animali grossi e possenti saltano e rompono le reti; pure n'entro in Comune fiorini … (lacuna). Dissero che gli voleano per soldare fanti, acciocchè lo stato stesse fermo. +
Item in diser zit was daz drette sterben, in der maße als di erste sterben waren; dan daz meßlicher was. +
Anno Domini millesimo tricentesimo 80. tercio pestilencia regnavit in Limpurg ita maxime, quod magis quam 1300 homines moriebantur. +
Dopo un danno ne viene un altro, se non si vive in pace, e dico questo perchè dopo la morte del detto Francesco Guinigi, nel 1383 cominciò in Lucca e nel contado un contagio ed altre pestilenzie per le quali morirono molti venerabili cittadini, uomini, donne, fanciulli in grande quantità, ed il contagio durò sino al 1384, e molti ripararono in paesi stranieri per sfuggire a quella pestilenza. E come piacque a Dio, il contagio cessò, lasciando Lucca ed il suo contado privi di gente per i molti morti, ma non migliori nei confronti di Dio.. +
835. In deme jare Cristi 1383 do toch van Rome paves Urbanus mit sinen cardinalen to Neapolis; dar bles he langhe tiid, unde en dachhte nicht wedder to Rome to komende dorch groter bedwengnisse willen unde not, de he let to Rome. he sprak, dat he wolde theen ute der pestilencie, de do grot was to Rome. he toch in de stad Tiburtin mit (p. 578) der Prignisse. +
A' di 24. in Domenica, che fu S. Zanobi in lunedì a' di 25. si fece grandissima processione, e venne in Firenze la Tavola di S. Maria Impruneta, e dinanzi a lei andarono tutte le Reliquie de'Santi di Firenze, e del contado, che furono più di dodicimila Cristiani. Le detta (p. 65) tavola si pose in su l'altare, che si fece in su la ringhiera del palazzo de' Signori, molto orevole; furonvi tutti li Cavalieri, ed altri notabili cittadini. Il popolo, che vi si trovò fu innumerabile, pregando lei con gran divozione, che accatti grazia dal suo diletto figliuolo, cioè Giesù Cristo, che guardi questa città, e l'altre di male, e guardici da mortalità, e da ogni altro reo giudicio, del quale in Firenze forte si dubitava, e di mortalità. […]<br />Del detto mese di Maggio cominciò in Firenze mortalità di quaranta persone il dì, e più, e così fece nell'entrata di Giugno. +
In dem sulven jar des sommers was hir grot stervent . +
