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A.D. 1348 circa conversionem sancti Pauli factus est terre motus magnus, maxime in Stiria et Karintia, et secuta est pestilencia hominum in partibus Gallie, et se paulatim extendit usque ad partes Stirie et Carinthie. [...] et ibant viceni per ecclesias nudati et usque ad femoralia flagellantes se et procidentes omnes cum cantu. +
Qua quidem epidimia Venecijs incoacta 1347; die 25 januarii, hora vespertina, die conversionis sancti Pauli fuit Venetijs maximus et terribilis terremotus, et ex tunc ipsa pestis amplius invaluit, perseverans usque 1348, per totum mensem augusti; ob quam tercia pars Venetorum, vel circa, (dicitur decessisse). +
Avendo Iddio, per i nostri peccati, mandato il segno della carestia, come è stato raccontato, e nonostante questo non essendosi gli uomini pentiti né avendo perdonato le offese, ma organizzatisi addirittura per mali ancora maggiori, la somma potenza di Dio decise di mandare una epidemia per punire quelli senza timore di Lui e pertinaci nel fare del male, nonostante che per essa dovessero perire molti innocenti. Essendo giunte a Pisa dala Romania due galee di Genovesi, con a bordo uomini ammalati di peste, giunti che furono nella Piazza dei Pesci, tutti quelle che parlarono con quei marinai, in breve si ammalarono e [p. 111] morirono; e ciò avvenne del gennaio del 1348. E così l'epidemia iniziò grandemente in Pisa e poi si sparse per tutta la Toscana e sopratutto in Lucca. E in quel tempo, il 18 di febbraio dell'anno suddetto, nacqui io, Giovanni Sercambi, nella contrada di San Cristoforo, nelle case di messer Santo Falabrina; nella quale epidemia morirono più di 80 persone su cento. E l'aria era così impestata, che in qualunque luogo uno andasse la morte lo raggiungeva; e vedendo che tutti morivano, poco si aveva paura della morte. E da molti si credette che fosse la fine del mondo. E quell' epidemia durò in Toscana per più di un anno. E tutti quelli che sopravissero divennero ricchi, perchè il tesoro di molti rimase in proprietà di uno solo. E nonostante tutti questi segni i Pisani non abbondarono Lucca, ma per lungo tempo, con maggiore asprezza, la signoreggiarono. +
El An. M.ccc.xlviij., elm es de Mars, comenser la mortaudat a Bezers, e duret entro lo mes d’Aost; e fo aytal mortalitat, que de las xxv. Pressonas a penas ne remanìa. Ij. o tres. +
Del mexe de marzo comenzò una morìa in Bologna e per tuto lo mondo, che fo in 1348, e mai non era stada una maore; e moriane d'uno male de pestilenzia, o sotto la laxina o in [p. 576] l'anguinaglie, e a questo non se trovava reparo nesuno so no la grazia de Dio, e si moriano in dui dì o tri al più. +
E en l'an mil CCCXLVIII, la primieyra semmana de carema (4 March), comenset a Bezes la gran mortalitat, et comenset costa le porge d'en Sicart Taborieg, mercadier, costa en P. Perus, qu'es de peyra al cap de la carieyra franceza, et moriron totz los senhors cossols, els clavaris, els escudiers, et apres tanta de gent, que de mil non y remanian cent. +
Negli anni del Signore MCCXLVIII fu nella città di Firenze e nel contado grandissima pistilenzia, e fu di tale furore e di tanta tempesta, che nella casa dove s'appigliava chiunque servìa niuno malato, tutti quelli che lo' serviano, moriano di quel medesimo male, e quasi niuno passava lo quarto giorno, e non valeva nè medico, nè medicina, o che non fossero ancora conosciute quelle malattie, o che li medici non avessero sopra quelle mai studiato, non parea che rimedio vi fosse. Fu di tanta paura che niuno non sapea che si fare; quando s'appigliava in alcuna casa, spesso avvenia che non vi rimanea persona che non morisse. E non bastava solo gli uomini e le femmine, ma ancora gli animali sensitivi, cani e gatte, polli, buoi, asini e pecore moriano di quella malattia e con quel segno, e quasi niuno, a cui venà lo segno, o pochi, veniano a guarigione. Lo segno era questo, che, o tra la coscia e'l corpo al modo (nodo?) d'anguinaia, o sotto lo ditello apparia un grossetto, e la febbre a un tratto, e quando sputava, sputava sangue mescolato colla saliva, e quegli che sputava sangue niuno campava. Fu questa cosa di tanto spavento, che veggendo appiccarla in una casa, ove cominciava, come detto è, non vi rimanea niuno; le genti spaventate abbondanavano la casa, e fuggivano in un' altra; e chi nella città, e chi si fuggia in villa. Medici non si trovavano, perocchè moriano come gli altri; quelli che si trovavano, voleano smisurato prezzo in mano innanzi che intrassero nella casa, ed entratovi, tocavono il polso col viso volo adrieto, e' da lungi volevono vedere l'urina con cose odorifere al naso. Lo figluolo abbandonava il padre, lo marito la moglie, la moglie il marito, l'uno fratello l'altro, l'una sirocchia l'altra. Tutta la città non avea a fare altro che a portare morti a sepellire; mollti ne morirono, che non ebbono all lor fine nè confessione ed altri sacramenti; e moltissimi morirono che non fu chi li vedesse, e molti ne morirono di fame, imperocchè come uno si ponea in sul letto malato, quelli di casa sbigottiti gli diceano: “Io vo per lo medico” e serravano pianamente l'uscio da via, e non vi tornavano più. Costui abbandonato dalle persone e poi da cibo, ed accompagnato dalla febbre si venia meno. Molti erano, che sollicitavano li loro che non li abbandonassero, quando venia alla sera; e' diceano all'ammalato: “Acciocchè la notte tu non abbi per ogni cosa a destare chi ti serve, e dura fatica lo dì e la notte, totti tu stesso de' confetti e del vino o acqua, eccola qui in sullo soglio della lettiera (p. 231) sopra 'l capo tuo, e po' torre della roba”. E quando s'addormentava l'ammalato, se n'andava via, e non tornava. Se per sua ventura si trovava la notte confortato di questo cibo la mattina vivo e forte da farsi a finestra, stava mezz'ora innanzichè persona vi valicasse, se non era la via molto maestra, e quando pure alcun passava, ed egli avesse un poco di voce che gli fosse udito, chiamando, quando gli era risposto, non era soccorso. Imperocchè niuno, o pochi voleano intrare in casa, dove alcuno fosse malato, ma ancora non voelano ricettare di quelli, che sani uscissero della casa del malato, e diceano: "Egli è affatappiato, non gli parlate" dicendo: "E' l'ha perocchè in casa sua è il Gavocciolo; e chiamavano quelle inflato gavocciolo. Moltissimi morieno senza esser veduti, che stavano in sullo letto tanto che puzzavano. E la vicinanza, se v'era, sentito lo puzzo, mettevono per borsa, e lo mandavano a seppellire. Le case rimaneano aperte, e non er ardito persona di tocare nulla, che parea che le cose rimanessero avvelenate, che chi le usava gli s'appicava il male.Fecesi a ogni chiesa, o alle più, fosse infon all'acqua, larghe e cupe, secondo lo popolo era grande; e quivi chi non era molto ricco, la notte morto, quegli, a cui toccava, se lo metteva sopra la spalla, o gittavalo in questa fossa, o pagava gran prezzo a chi lo facesse. La mattina se ne trovavano assai nella fossa, toglievasi della terra, e gettavasi laggiuso loro addosso; e poi veniano gli altri sopr'essi, e poi la terra addosso a suolo, a suolo, con poca terra, come si ministrasse lasagne a fornire formaggio. Li' beccamorti, che facevano gli servigi, erono prezzolati di sì gran prezzo, che molti n'arrichirono, e molti ne morirono, chi ricco e chi con poco guadagno, ma gran prezzo avieno. Le serviziali, o o serviziali, che servieno li malati volieno da uno in tre fiorini per dì e le spese di cose fiorite. Le cose che mangiavano i malati, confetti e zucchero, smisuratamente valevano. Fu vendeuta di tre in otto fiorini la libbra di zucchero e al simile gli altri confetti. Li pollastri ed alti pollami a meraviglia carissimi, e l'uovo di prezzo di denari 12 in 24 l'uno; e beato chi ne trovava tre il dì con cercare tutta la città. La cera era miracolo; la libbra sarebba montata più di un fiorino, senonchè vi si puose freno alle grande burbanze, che sempre feciono gli Fiorentini, perocchè si diede ordine non si potesse portare più due doppieri. Le chiese non avieno più che una bara, com' è d'uso, non bastava. Li speziali e bechamorti avien prese bare, coltri e guanciali con grandissimo prezzo. Lo vestire di stamigna che si usava nei morti, che soleva costare una donna, gonella guarnacca e mantello e veli, fiorini tre, montò in pregio di fiorini trenta, e sarebbe ito in fiorini cento, se non che si levò di vestire della stamigna, e chi era ricco vestiva di panno, e chi non ricco in lenzoletto lo cucìa. Costava le panche, che si pongono i morti, uno sfolgoro, e ancora non bastava tutte le panche ch'erano il centesimo. Lo sonare delle campane non si potevano li preti contentare; di che si fece ordine tra per lo sbigottimento del sonare delle campane e per lo vender le panche e raffrenare le spese, che a niuno corpo si sonasse, nè si ponesse panche, nè si bandisse, perocchè l'udivano gli ammalati, sbigottivano li sani, nonchè i malati. Li preti e i frati andavano ai ricchi e in tanta moltitudine, ed erano sì pagati di tanto prezzo che tutti arrichieno. E però si fece ordine che non si potesse avere più che d'una regola e la chiesa del popolo, e per la regola sei frati e non più. Tutte le frutta nocive vietarono a entrare nella città, come susine acerbe, mandorle in erba, fave fresche, fichi ed ogni frutta [p. 232] non utile e non sana. Molte processioni ed orlique e la tavola di S. Maria Impruneta vennero andando per la città, gridando: "Misericordià", e facendo orazioni, e poi in sulla ringhiera dei Priori fermate. Vi si rendereno paci di gran questioni e di ferite e di morte d'uomini. Fu questa cosa di tanto sbigottimento e di tanta paura' che le genti si ragunavano in brigata a mangiare per pigliare qualche conforto; e dava l'uno la sera cena a dieci compagni, e l'altra sera davono ordine di mangiare con uno di quelli, e quando credevono cenare con quello, ed egli era senza cena, che quegli era malato, o quando era fatta la cena per dieci, vi se ne trovava meno due o tre. Chi si fuggìa in villa, chi nelle castella per mutare aria; ove non eralo portavono, se v'era lo crescevano. Niuna Arte si lavorava in Firenze: tutte le botteghe serrate, tutte le taverne chiuse, salvo speziali e chiese. Per la Terra andavi, che non trovavi persona; e molti buoni e ricchi uomini erano portati dalla casa a chiesa nella bara con quattro beccamortì et uno chiericuzzo che portava la croce, e poi volieno uno fiorino uno. Di questa mortalità arricchirono speziali, medici, pollaiuoli, beccamorti, trecche di malva, ortiche, marcorelle et altre erbe da impiastri per macerare malori. E fu più quelle che feciono queste trecche d'erbe, fu gran denaro. Lanaiuoli, e ritagliatori che si trovarono panni li vendeano ciò che chiedeono. Ristata la mortalità chi si trovò panni fatti d'ogni ragione n'aricchiì, o chi si trovò da poterne fare; ma molti se ne trovarono intignati' e guasti e perduti a' telai; e stame e lana in quantità perdute per la città e contado. Questa pistolenza cominciò di marzo, come detto è, e finì di settembre 1348. E le genti cominciavono a tornare e rivedersi le case e le masserizie. E fu tante le case pien di tutti li beni, che non avevono signore, ch'era un stupore, poi si cominciarono a vedere gli eredi dei beni. E tale che non aveva nulla si trovò ricco, che non pareva che fusse suo, ed a lui medesimo pareva gli si disdicesse. E cominciornon a sfogiare nei vestimenti e ne' cavagli e le donne e gli uomini
La quantità di morti che morirono per la mortalità degli anni di Cristo 1348.<br /> <br /> Ora fatto ordine in Firenze per lo vescovo e per gli Signori che si vedesse solennemente quanti ne moriva nella città di Firenze, ultimamente veduto in calendi ottobre che di quella pistilenzia non morìa più persone, si trovarono tra maschi e femine, piccoli e grandi, dal marzo infine all'ottobre v'era morti novantaseimila. +
Frater Iacobus Orlandi. Hic fuit primus qui obiit in anno maxime pestis M°ccc°xlviij°, que pene totum delevit orbem. Hoc anno defuncti sunt in Pisis plusquam xl fratres, de secularibus turba quam nemo dinumerare valeret. Post istam mortalitatem diram et crudelissimam, numquam mores ordinis et religionis disciplina potuit ad pristina restaurari. Hic primus fuit frater quem ego viderim mori postquam ordinem sum ingressus. Fuit iste intelligens frater, magne religionis, bonus et devotus valde predicator, exemplaris valde et composite vite nimis, utilis conventui in confessionibus et cantu, magister novitiorum sollicitus et supprior pisanus. De mense martii requievit in pace. +
Item anno domini 1348 an dem dritten tag im Mertzen wurdent die Juden verbrent ze Costentz, und wurdent och gar an mengen stetten in Schwaben verbrent. Und beschach das darumb, daß der erst groß tod angefangen hatt und zich man die Juden, sy trügent gift umb und dorumb stürbent die lüt. Es befand sich aber darnach, das den Juden unrecht beschach, dan der selb sterbet darnach vil lang weret, nachdem und sy verbrent wurden und och verschickt und verbotten. Und in dem gemelten jar giengen die lüt, die sich selbst geiselten. +
Anno Domini MCCCXLVII. pestilencia et mors universalis humani generis tanta invaluit, qualis umquam audita vel scripta reperitur. Nam primo in partibus ultramarinis inter paganos incepit, et tam gravis, ut dicebatur, quod ad ducenta milia ville, civitates absque hominibus remanerent; demum serpentino modo gradiebatur ex ista parte maris. Nam Veneciis, in tota Ytalia et Provincia, (p. 76), maxime in civitatibus iuxta mare sitis homines sine numero moriebantur; et Avinione, ubi tunc erat curia Romana, primis diebus proximis tribus post dominicam medie quadragesime mille et quadringenti computati homines sepulti fuerunt. Imo dicebatur, quod in civitate Marsyliensi ex hac pestilencia tot homines moriebantur, quod locus quasi inhabitabilis remansit. Postea transivit ad Alpes, ad Ungariam, per totam Alamaniam, per Franciam, in qua vix tercia pars hominum viva remansit, item per Scociam. Et semper in una provincia per unum annum vel circa duravit, transiens ultra; et sic paucis regnis exceptis quasi omnia mundi regna quassavit. Et ceciderunt homines ex ulceribus seu glandinibus exortis sub assellis vel iuxta genitalia - et pro maiori parte iuvenes moriebantur - vel per excrecionem materie sanguinee, et hic dolor in sex vel octo diebus homines suffocavit. Hec loca apud medicos emunctoria nuncupantur, quia superfluitas vel sudor subtilis hiis locis faciliter emittitur per naturam. Duravit autem hec pestilencia per quinque vel sex annos vel circa. +
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Adi 8 d'aprile cominciò in Perugia la moria grande, che a chi veniva male non vivea più che due giorni. Cominciò questa mortalità in Toscana , et spezialmente a Pisa. Fo questa mortalità generale quasi che per tutto il mondo. Si facevano grandissime processioni , discipline et orazioni. Fecero qui da noi alcuni medici notomia : trovarono che vicino al cuore nasceva una biscica piena di veneno: facevano sanguenare per la vena del cuore, et si facevano fuochi grandi, et si cibava chi potesse di cose buone et delicate : non bastavano i cimiteri et le sepolture per li corpi morti. Ognuno usava triaca, et chi non poteva usasse la scabbiosa o marobio o erbella , et embuono et asenso o ruta , santonico, et sopratulto si costuma sempre di portare erbe odorifere , et ordinarono un succo con molte cose aromatiche da portar sempre al naso. +
Adì 8 de aprile nel dicto millesimo comenzó in Peroscia una grande mortalità de peslilenzia, de modo chi se abatteva non viveva olirà doi dì ; et era infirmila si venenosa che non se trovava frate ne prcite che glie volesse confessare ne comunicare gli infirmi , ne chi glie volesse sepellirc ; et de ciò morirono grande quantità de cinerei. Comenzó la dieta mortalità in Toscana , et maxime in Pisa , la quale remase quasi inabitata ; et la dieta mortalità fu quasi per tutto ci mondo generalmente , maxime nelle terre de la marina , et anco in Francia ; però che vennero lettere al nostro comuno de Peroscia che in Parigi, adi 13 de marzo 1348, dentro nella cita erano stati sepulti 1573 homini boni citadini, sensa numerare le donne , mammoli e povere persone , delle quale non se ne teneva conto. Per questa cagione lo re de Francia e la regina se ne fuggirò ad uno castello lontano da Parigi cinque miglia chiamato Leonis , et lì morì la dicta regina con uno suo figlio, et certe nepote et molti altri baroni. Anco in un'altra cita pure de Francia, chiamata Noydes , la quale faceva vinte milia homini, et non ce ne remascro vivi 200. Anco in Avignone erano morte cinquantaquattro milia persone. Più oltra scrissero molti grandi principi e signori al Papa , fra li quali fu ci principe de Cypri, da Maiorica, da Alexandria, da Normandya,da Schiavonya, da Capadócia e da molte altre parte , come da Armenya maiure et in Cicilia , qualmente in questi tali paesi non ce era rimasta viva quasi alcuna persona , et che le bestie silvatiche andavano per le cita ; et dice che anco era grandissima mortalità in Turchya , in Costantinopoli e per tutto lo Oriente; et per tutta la Sicilia erano quasi tutti gli pesce de l'acque venenate , et chi ne mangiava moriva. . +
in questa nostra cita de Peroscia, alli 8 de aprile, comenzó la peste in Peroscia talmente, che per fina al mese de agosto proximo fuoro numerati esser morti in dieta cita cento migliaia de persone, cioè fra la cita et ci contado; et tutti quelli che morivano confessi e contriti , li era concessa dal papa indulgenzia plenaria insino alla festa de santo Agnolo de setembro; et non se trovava chi sepellissc gli morti. Stavano tutte le gente de le cita e de castella ode ville in processione et in discipline e letanie (p. 149) e li medici fecero la nottomya de alcuni corpi che de cio morivano , et trovaro che atorno al cuore nasceva una bessica picola piena de veneno, del quale moriva et atossicava le persone : anco trovaro clic dicto umore generava molte vermi pessimi e mortali ; onde che gli medici predicti trovarono questo remedio quale preserva e mantiene la vita dell' homo sana da tale infirmità; cioè prima che se purgasse et mangiasse de buoni cibi et bevesseno buono vino e sutile, usassero fuochi con fiamma de legnia seche, con manco fumo che sia possibile , maxime de legni odoriferi , como genepri o altri simili ; sanguinarse de la vena del cuore; davano li dicti medici per cessare questo veneno a quelli che erano infetti de tale infirmità, che l'homo usasse de prendere tyriaca, et chi non aveva tyriaca usasse la scabiosa, o marobio, o erbella, o ysopo, volesse o cotto o crudo ; et per confondere et occidere gli verme che nascano de ciò, pigliassero asenzo o ruta o erba vermenaria o santonico : et generalmente dissero che ciascuno devesse portare sempre erbe odorifere per odorare, et ogni altra cosa che desse odore : et ordenaro una palla odorifera fatta coninvolte cose aromatice , quale se devesse portare sempre al naso, puoi alle anguenaglie: et quasi per tutte le parte del corpo nascevano molte nascenze, le quale tutte erano piene de veneno. Et fu la magiore mortalità che se recordasse già mai; et fu sì terribile che non bastavano li cimiterii nè sepolture de le chiese per sepelire gli morti, et per gli cimiterii furono fatti pozze molto cupe, et tutte se rempivano de corpi morti, et ad ogni modo non bastavano.
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Quo tempore eciam ibidem maxima fuit mortalitas, ut lxxx milia hominum infra tre menses Avinion. obiisse referantur. Fuit etiam tanta aeris temperies quod usque quarto idus aprilis nulla nix cecidit, sed idus aprilis venit nix que vinum et nuces lesit. Et tunc in nive cum philomela cuculus cecinit, […] Sed xiiii. Kal. Maii, que erat dies parascaphe, maior nix cecidit quam tota hieme cecidisset, et fere omnes fructus arborum consumpsit. Sed postea tanta temperies supervenit, quod aliqualiter fructus et segetes reparavit. +
Venetiis una die, scilicet resurrectionis dominice, 900 homines preter parvulos absumptos fuisse, proditum est. In Avinione a Kalendis Februarii usque ad Kalendas Octobris centum milia perierunt. Retrospicias ad annos istius tricesimum primum et tertium annum Karoli IV. In Marsilia perpauci viventes remanserunt et in Messana. Duo piscatores per Rodanum de partibus inferioribus cum piscibus ascendentes, Lugdunum subintrabunt, et continuo vicus quietis eorum inficiebatur, et a minimo usque ad maximum, a puero usque ad senem decrepitum, viri et mulieres, simul omnes, illorum duorum pestifera contagione morientes, sic quod nec unus superfuit, perdebantur. Habuti autem lues hec cursum suum per annos multos, et a meridie lente diffundebatur in aquilonem, sic quod anno Domini 1350, venit in Theutoniam et plures ejus provincias, puta Westphaliam, Saxoniam, Slaviam, Daciam etc. +
In nomine Domini amen. MCCCXLVIII die XX mensis aprilis. Incepta mortalitate in civitate Vintimilii magna, interemit honorabilium virum Dominum Iohannem Berrettam praepositum, et Petrum canonicum dictae civitatis.In tempore huius eccidii Bonifacius Villaco episcopus Vintimilii mortuus est. +
