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Ein siechtage von dem flosse.<br /> Do men zalte 1387 jor, do kam ein gemeinre siechtage in alle lant von dem flosse und huften, das under zehen menschen kume eis gesunt bleip. und wurdent die lüte in dem selben siechtagen verrihtet und bewart zum tode, doch koment sü vil bi alle uf, one die alten lüten die disen siechtagen von alter und von swacheit nüt möhtent überwinden: der starp vil. dirre sichtage was aller groest in der vasten. dovon hette men in der selben vasten veil fleisch, eyger und ander ding, also ob es uffewendig der vasten were gewesen. Disen siechtagen nantent etliche den ganser oder den bürzel. +
Capitolo XVII. -Come molti infreddarono in Firenze e non per grande freddo che fosse. <br />Del mese di gennaio nel 1386 (st. Fior.) infreddò in Firenze quasi ogni gente e non fu per grande freddo che fosse; ma fu che da calendi di novembre infino a gennaio fu sempre l'aere calda e umida, e dissesi che quella generò quello infreddare; e addivenia che, quando cominciava lo infreddare, a tutti venía la febbre e molta gente uccise, e giovani e vecchi e molte femine. Ma pure de' vecchi moriron più che de' giovani e durò infino a mezzo febbraio e molto isbigotti i cittadini però che di morte fece grande danno alle cittade. +
Anno Domini M°CCCLXXXVII, circa medium marcii, venit quedam pestis super cunctum populum in episcopatu Leodiensi, Coloniensi, comitatu Losensi et Namureensi, tussis scilicet et raucitas, unde plures mortui sunt. Et pauci tamen citius sanabantur aliis eruentando per nares vel alio modo. +
Anno Domini M°CCCLXXXVIII , in marcio et circa, habuerunt plures ulcera in corporibus suis sicut preterito anno habuerunt reumata. +
896. In deme sulven jare was pestilentia so grot to Lubeke, dat van sunte Peters und Pauls dage bet der weken vor sunte Mertens dage storven dar wol 16 000 volkes; unde do vorbarmede sik God dar over dat dat stervent uphelt. +
Capitolo XXIV. - Di grande mortalità suta in Lombardia e a Vinegia. <br /><br />Molto grande mortalità fu in quest'anno in tutta Lombardia cominciando del mese di luglio, e moriano di febbri pestilenziose e da posteme velenose e fu molto grande in Milano e in Pavia e in Verona e in Cremona e in Parma e in Ferrara, e quasi in tutte le città lombarde. E 'l Conte di Vertù, per la grande paura ch'avea di morire, andava ora in una terra, ora in un'altra fuggendo la mortalità; e si celatamente andava tramutando luogo che spesse volte avvenia che dov'elli si fosse non si potea sapere; e per la molta gente che vi morirono, molte terre rimasero mezze abbandonate e diserte. Ancora venne la detta mortalità in Vinegia e molti nobili cittadini consumò in quella e molto diminuì di gente quella città; e per questo molti cittadini veniziani si fuggiron quindi e andaron in luoghi istrani, e la maggior parte camparo della detta mortalità; e poi quando tornarono a Vinegia fu grande allegrezza e da tutti i cittadini fu fatta loro e parve loro esser molto ristorati nella città; nondimeno rimase la città con molto minore numero di gente. +
Item in illis diebus (1389) erat iterum pestilencie epidimia in partibus Rheni, maxime in Pinguia et partibus circumsitis et Maguncia, et maxime infestabat iuventutem et infantes, et erat talis pestilencia in Franckonia et multis aliis terre. +
kynia sott vm alt Ijsland suo akof at varlla vard sialf birgt æ bæium ok do æcki margt folk or. +
910. In deme sulven jare was grot pestilencia in allen landen unde steden, belegen in dat norden van der elve ane alleyne in der stad to Lubeke; de vorzach God mit sinen gnaden. +
Capitolo XXVIII. - Che valse il grano e'l vino in questo anno in Firenze, e come la mortalità fu nel loro contado in più parti. <br /> Questo anno fu molto caro il grano in Firenze, alcuna volta valse lo staio lire tre, e 'l vino valse di vendemia dieci fiorini il cogno perché ne fu molto poco,' e tutte l'altre cose furon care mollo, e alli poveri mancò il guadagno, e a' cittadini crebbono le spese, e a gran parte de' cittadini pareva istar male; e se non fosse che 'l Comune, con grande sollecitudine e spese, fece venire di Pelago di mollo grano di più parti del mondo circa di 30 milia moggia, grande moltitudine di gente nella città e nel contado arebbono patito grandissima nicistà di vittuvaglia; ma quel grande riparo li salvò. <br />In questo anno medesimo fu grande mortalità in Pistoia e in tutti li luoghi e intorno a quella; e morivano di posteme pestilenziose e velenose in due o in tre di; e alla città d'Arezzo e in tutto il suo contado cominciarono a morire di pestilenzia, ed ebbevi Castello che vi mori più che 'l terzo delle bocche. E ancora la della mortalità in molte terre d' Italia grandissima; della qual cosa molto isbigottirono i Fiorentini temendo di non averla l'anno vegnente. +
И тои веснѣ [6897] бысть моръ великъ во Пьсковѣ, а знамение железою<sup id="cite_ref-1" class="reference"><a href="#cite_note-1"><span class="cite-bracket">[</span>1<span class="cite-bracket">]</span></a></sup>. И тъи веснѣ ѣздилъ владыка Иванъ въ Пьсковь, и молитвою его преста моръ въ Пьсковѣ; и прииха владыка Иванъ в Новъгород, а вси около его здравѣ. +
И тои веснѣ [6897] бысть моръ великъ во Пьсковѣ, а знамение железою<sup id="cite_ref-1" class="reference"><a href="#cite_note-1"><span class="cite-bracket">[</span>1<span class="cite-bracket">]</span></a></sup> +
Chome messer Beltotto inghilese fue fatto nostro chapitano contro a' sanesi, e chome fu morìa<br />[…]La morìa è chominciata i Firenze e per lo chontado, e moionciene ogni in dì da XX a XXX. Molti cittadini si sono partiti e partono e fughono la mortalità a Bolognia. […] +
Nota, che nel 1390. secondo la Natività di Cristo, fu Pasqua di Natale in sabato, calende di Gennaio in sabato. Del mese di Gennaio (p. 113) fu bel tempo, e fecesi bella sementa. Entrò Febbraio con bel tempo. Nel detto anno fu Carnesciale a dì 15. di Febbraio; Pasqua di Suresso fu a'dì 3. d'Aprile. Le biade, cioe il grano in erba era, e fu molto bello, e ricordoti fu bella sementa di biade minute. Fu mortalità l'anno quasi per tutto il mondo, fu nelle parti die quà in Firenze; la ricolta fu innanzi piccola, che grande di biada, e di vino, e d'olio fu assai. +
Тои же осени бысть моръ силенъ велми в Новѣгородѣ; все лучися приити на ны по грѣхомъ нашим, велие множество крестиянъ умре по всим улицамъ; сице же знамение на людех: при смерти явится железа; пребывъ три дни, умре. Тогда же поставиша церковь святого Афанасиа въ единъ день, и свяща ю архиепископъ новгородчкыи владыка Иоанъ съ игумены и с попы и с крилосом святыя Софѣя; божьею же милостью и святыя Софѣя, стояниемъ и владычнимъ благословениемъ и преста моръ. +
In diebus illis fuit magna mortalitas hominum Rome et eciam Metis, specialiter supra Leodium. Dominus enim papa propter brevitatem vite humanae reduxerat quinquagesimum annum indulgenciarum ad XXXIII annos. Unde propter indulgencias multi peregrini et clerici hoc anno iruerunt Romam. Et nescio si ex corruptione aeris vel occulto Dei judicio propter multitudinem populi illuc convenientis fuit tunc tempus ibi carum in victualibus specialiter in pane, et magna mortalitas hominum ita quod plusquam CCC milia hominum ibi obierunt, ut famabatur. Ymmo etiam dominus papa Bonifacius fuit percussus illa infirmitate, sed per misericordiam Dei evasit et fugit usque Griet. +
Capitolo XXXVI. — D'una mortalità che fu a Firenze e nel contado in questo anno. <br /> Infino del mese di Luglio cominciò in Firenze nell'anno 1390 infermità di pondi, e' medici diceano ch'era ramo di pestilenza. Questo male era lungo, però che più d'un mese durava, e poi la maggior parte di quelli che l'aveano, morivano; e questo male era sozzo e spiacevole, però che per lo gittare del sangue che facea quello che l'avea, appuzzava tutta la casa dove alcuno n'era. Era questo male, a colui che l'avea, con gran doglie di corpo, d'onde seguiva grandi e dolorosi rammarichii; e molti uomeni e donne e fanciulli uccise, e durò insino passato mezzo settembre. E ancora in questo tempo cominciaro alcuni ad avere certe aposteme pestilenziose, e questi morivano in pochi di; e duraro queste aposteme infino del mese di novembre, e molta gente uccise in questo tempo. Poi del detto mese di novembre mancò e quasi ristette. In questo tempo alcuna volta morivano molta gente, alcuna volta quando la luna era tonda, alcuna quando ell'era iscema, e cosi alcuna volta quando ella cresceva; e cosi non si potea per niuno avvisare quando questa infruenza fosse minore o maggiore. E fu la detta mortalità in questo tempo nel contado di Firenze in simile modo, e molta gente uccise. Di che molti cittadini fuggirò fuori della città e del contado in molti luoghi, e li più vi stettono infino di novembre 1391, per certificarsi di quello che la mortalità che facesse e come finisse. +
Dio, che tutto sa, vedendo che la guerra, aspra e cattiva, tendeva a crescere invece di finire, decretò di mandare un'epidemia che servisse a frenare la furia di guerra. E così mandò l'epidemia in Lucca, in Pisa e in gran parte della Toscana; e cominciò in Pisa ed in Lucca, e molti morirono, sopratutto fanciulli dai quindici anni in giù, e l'epidemia duro quasi un anno.. +
Toгo же лѣтa [6899] нa зимy быcть въ Hoвoгopoдцexъ моръ вeликъ. +
[...] Et fouc fach per las causas dessus dichas et per so que Nostre Senhor nos volgues ostar las pestilencias de las bossas et de febres et de mortz que avian renhat plus de III mes en aquesta villa et tot lo paÿs [...] +
