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Fò in Bologna tanta fame, e mortalità, che ne morì più di 4000 persone pizoli e grandi, e assai poveri caschavano de fame per le strade, e molti assai vecchi morivano de fame, perche non posseano avere del Pane per li suoi dinari a benchè molti assai ricchi, è questi sono li capi de li homini che morino di fame, e li nomi soi sono scritti quie de sotta, e prima: Misser Jacomo di Butrigiani Donore di lege. Misser Rainiero Samaritani Chavaliero. El Salvatico Dalfino da Loiano. Misser Bertuzo Soprano Medico. Mattiuzo Bianchetto di Bianchitti. Misser Bornino di Pepoli. Misser Marchium degl' Azigreidi. Misser Lippo di Pepoli. misser Azo di Romagno Dottore. Misser Piero di Bonpieri Dottore. +
Fu raccontato e scritto pe' mercantati, che alle parti del Catajo piobbe grandissima quantità di vermi e di serpenti, il quali divoravano grandissima quantità di gente. Ancora in quelle Contrade piobbe fuoco dal Cielo a modo di neve, il quale bruciò i monti, la terra, e gli uomini. il qual fuoco favea un fumo tanto pestilenziale, che chi lo sentiva, morivane tra lo spazio di dodici ore. Ancora morivano coloro, i quali guardavano gli avvelenati da quel fuomo pestilenziale. +
Avemmo da mercatanti genovesi, uomini degni di fede, che avieno avute novelle di que' paesi, che alquanto tempo inanzi a questa pistilenzia, nelle parti dell' Asia superiore, uscì della terra, overo cadde da cielo un fuoco grandissimo, il quale stendendosi verso il ponente arse e consumò grandissimo paese sanza alcun riparo. E alquanti dissono che del puzzo di questo fuoco si generò la materia corruttibile della generale pistolenzia: ma questo non possiamo acertare. Apresso sapemmo da uno venerabile frate minore di Firenze vescovo di ..... de Regno, uomo degno di fede, che s'era trovato in quelle parti dov'è la città del Lamech ne' tempi della mortalità, che tre dì e tre notti piovvono in quelle paese biscie con sangue ch' apuzzarono e coruppono tutte le contrade:sc e in [p. 15] quella tempesta fu abattuto parte tel tempio di Maometto, e alquanto della sua sepoltura. +
Die Meinungen über die Herkunft dieses Ereignisses gehen auseinander. Der Gewährsmann erwähnte nach dem Zeugnis mancher christlichen Kaufleute, die nach Almeriah kamen, daß die Krankheit in dem Lande Hata entstanden sei; Hata heißt in der persischen Sprache China, wie ich es von einem Gewährsmann aus Samarkand gelernt habe. China ist die Grenze der bewohnten Erde nach Osten zu. Die Seuche ist in China verbreitet und von da aus ist sie nach dem persischen Irak, den türkischen Ländern gewandert. Andere erwähnten nach dem Bericht christlicher Reisenden, daß sie in Abessinien entstanden sei und von dort aus in die Nachbarländer bis nach Ägypten und Syrien vorgedrungen sei. Diese verschiedenen Berichte beweisen, daß die Katastrophe allgemein alle Länder und Zonen heimgesucht hat. Der Grund der Verschiedenheit der Berichte ist, daß, wenn sie in einem an der (p. 42) Grenze der Erde liegenden Lande erscheint, dessen Einwohner denken, daß die Krankheit dort entstanden sei; und von dort aus verbreitet sich diese Ansicht. Es ist uns auch von vielen Seiten berichtet worden, daß sie in der genuesischen Festung Kaffa gewesen sei, die unlängst durch ein Heer von mohammedanischen Türken und Romäern belagert wurde, dann in Pera, dann in dem großen Konstantinopel, auf den Inseln von Armania an der Küste des Mittelmeeres, in Genua, in Frankreich. Sie griff weiter über nach dem fruchtbaren Andalusien, überschwemmte die Gegenden von Aragon, Barcelona, Valencia u. a., verbreitete sich in dem größten Teil des Königreichs Kastilien bis Sevilla im äußersten Westen, erreichte auch die Inseln des Mittelmeeres Sizilien, Sardinien, Mallorca, Ibiza, sprang über nach der gegenüberliegenden Küste von Afrika und ging von da aus weiter nach Westen. +
Di grande mortalità che ffu in Firenze, ma più grande altrove, come diremo apresso<br /> Nel detto anno e tempo, come sempre pare che segua dopo la carestia e fame, si cominciò in Firenze e nel contado infermeria, e apresso mortalità di genti, e spezialmente in femine e fanciulli, il più in poveri genti, e durò fino al novembre vegnente MCCCXLVII ma però non fu così grande, come fu la mortalità dell'anno MCCCXL come adietro facemmo menzione; ma albitrando al grosso, ch'altrimenti non si può sapere a punto in tanta città come Firenze, ma in di grosso si stimò che morissono in questo tempo più di IIIIm persone, tra uomini e più femmine e fanciulli; morirono bene de' XX l'uno; e fecesi comandamento per lo Comune che niuno morto si dovesse bandire, né sonare campane alle chiese, ove i morti si sotterravano, perchè lla gente non isbigotisse d'udire di tanti morti. E lla detta mortalità fu predetta dinanzi per maestri di strologia, dicendo che quando fu il sostizio vernale, cioè quando il sole entrò nel principio dell'Ariete del mese di marzo passato, l'ascendente che ffu nel detto sostizio fu il segno della Vergine, e 'l suo signore, cioè il pianeto di Mercurio, si trovò nel segno dell'Ariete nella ottava casa, ch'è casa che significa morte; e se non che il pianeto di Giove, ch'è fortunato e di vita, si ritrovò col detto Mercurio nella detta casa e segno, la mortalità sarebbe stata infinita, se fosse piaciuto a dDio. Ma nnoi dovemo credere e avere per certo che Idio promette le dette pestilenze e ll'altre a' popoli, cittadi e paesi [p. 486] per pulizione de'peccati e non solamente per corsi di stelle, ma tolera, siccome signore dell'universo e del corso del celesto, come gli piace; e quando vuole, fa accordare il corso delle stelle al suo giudicio; e questo basti in questa parte e d'intorno a Firenze del detto delli astrolagi. La detta mortalità fu maggiore in Pistoia e Prato e nelle nostre circustanze all'avenante della gente di Firenze, e maggiore in Bologna e in Romagna, e maggiore in Vignone e in Proenza ov'era la corte del papa, e per tutto il reame di Francia.
Altero dehinc anno, priusquam segetes maturescerent, eaedem quae superiori tempore difficultates rei frumentariae populum tenuere. Maturis deinde frugibus atque collectis, difficultates illae pristinae cessavere. Variis tamen morborum generibus laborabatur, et pestilentiae, qua postmodum vastata Italia est, signa quaedam horrenda tunc primum apparuerunt. Ea clades biennio fere ante (quantum haberi notitia poterat) in Orientis partibus coorta; mox inde per populos pestilenti contagio evagata, alia subinde appetendo loca, regiones cumulatis funeribus inanierat. Febris erat sopifera et inguinis tumor. Id quasi venenum quoddam robustissimos iuvenes, alioquin sanos, repente invadens, paucissimis interdum enecabat horis. Contagia omnium exitiosa erant. Ea igitur tunc civitatem ingressa imbecilliora primum corpora puerorum puellarumque conficere coepit; inde ad firmiora transgrediens, per omnem sexum aetatemque vagata est. +
Di certe novità e ordini che ssi feciono in Firenze per lo caro ch'era, e mortalità<br /> <br />Essendo in Firenze e d'intorno il caro grande di grano e d'ogni vittuaglia, come poco adietro avemo fatta menzione, essendone afritti i cittadini e contadini, spezialmente i poveri e impotenti, e ogni dì venia montando il caro e lla difalta; e oltre a cciò conseguente cominciata infermità e mortalità, il Comune provide e fece dicreto a dì XIII di marzo che niuno potesse esere preso per niuno debito di fiorini C d'oro, o da indi in giù, infino a calen di agosto vegnente, salvo all'uficiale della mercatantia da libre XXV in su, acciò che ll'impotenti non fossono tribolati di loro debiti, avendo la passione della fame e mortalità. E oltre a cciò feciono ordine che nessuno potesse vendere lo staio del grano più di soldi XL; e chi nne recasse di fuori del contado di Firenze per vendere, avesse dal Comune fiorino uno d'oro del moggio; ma non si potéo osservare, che tanto montò la carestia e difalta, che ssi vendea fiorino uno d'oro lo staio, e talora libre IIII; e se non fosse la provisione del Comune, come dicemmo adietro, il popolo moria di fame. E per la pasqua di Risoresso seguente, che ffu in calen di aprile MCCCXLVII, il Comune (p. 484) fece offerta di tutti i prigioni ch'erano nelle carcere, che riavessero pace da'loro nimici, e stati in prigione da calen di febraio adietro; e chiunque v'era per debito da libre C in giù, rimanendo obrigato al suo creditore; e ffu gran bene e limosina, che per la 'nopia è ggià cominciata la mortalità, ogni dì morivano nelle carcere due o tre prigioni; furono gli oferti in quello dì CLXXIII, che ve ne avea più di D in più in grande inopia e povertà. E poi a l'uscita di maggio per sudette cagioni si fece riformagione per lo Comune di Firenze, che chiunque fosse nelle carcere o fosse in bando di pecunia da fiorini C d'oro in su, ne potesse uscire pagando al Comune in danari contanti soldi III per libra di quello fosse condannato o sbandito, e scontando ancora i soldi XVII per libra del debito del Comune che s'avea chi llo volea comperare per XXVIII o XXX per C da coloro che doveano avere dal Comune, che venia la detta gabella di pagare da soldi VII e mezzo per libra. Certi gli pagaro e uscirono di bando e di prigione, ma non furo guari; tanto era povero il comune popolo di cittadini per lo caro e ll'altre aversità occorse.
Bolna sótt hin fiorða vm allt land. sva mikil at engi var sva gamall at slika myndi. var sva til reiknat at nær .cccc. manna andaðiz i henni milli Hvitskeggs huams ok Bótz ár. sva ok vm Floann ok Aulfusit með sama móti. Gekk sóttin fyrir sunn an land þetta arit enn it siðarra fyrir norðan. for hon sva gersamliga yfir sveitirnar at hon tok naliga hvern yngra mann enn fertugan. ok marga ellri. ok iafnvel var bolan a bórnunum þeim er moðirin fæddi viðr andlát sitt. +
Bolna sott for um allt landit ok andadiz fioldi mannz. +
Jtem bolna sott mickil vm allt Jsland. ok andadizst fiolde folks. +
Mortalitas magna per totum fere mundum +
E stesesi la detta pistolenza infino in Turchia e grecia, avendo prima ricerco tutto Levante i Misopotania, Siria, Caldea, Suria, Ciptro, il Creti, i Rodi, e tutte l'isole dell'Arcipelago di Grecia, e poi si stese in Cicilia, e Sardigna, Corsica, ed Elba, e per simile modo tutte le marine e riviere di nostri mari; ed otto galee di Genovesi c'erano ite nel mare Maggiore, morendo la maggiore parte, non ne tornarono che quattro galee piene d'infermi, morendo al continuo; e quelli che giunsono a Genova, tutti quasi morirono, e corruppono sì l'aria dove (p. 487) arivavano, che chiunque si riparava co lloro poco apresso morivano. Ed era una maniera d'infermità, che non giacia l'uomo III dì, aparendo nell'anguinaia o sotto le ditella certi enfiati chiamati gavoccioli, e tali ghianducce, e tali gli chiamavano bozze, e sputando sangue. E al prete che confessava lo 'nfermo, o guardava, spess s'apiccava la detta pistilenza per modo ch'ogni infermo era abbandonato di confessione, sagramento, medicine e guardie. Per la quale sconsolazione il papa fece dicreto, perdonando colpa e pena a' preti che confessassono o dessono sagramento alli infermi, e lli vicitasse e guardasse. E durò questa pestilenzia fina a ... e rimasono disolate di genti molte province e cittadini. E per questa pistilenza, acciò che Iddio la cessasse e guardassene la nostra città di Firenze e d'intorno, si fece solenne processione in mezzo marzo MCCXLVII per tre dì. E tali son fatti i giudici di Dio per pulire i peccati de' viventi.. +
Anno Domini 1347 fuit gravis pestilencia et tunc Iudei per totam Almaniam fuerunt cremati, quia dicebantur christianum populum intoxicasse, ut fuit compertum. +
Dixeram supra quod tunc temporis nix erat magna et fuit verum; nam duravit super facie terre usque ad finem raensis martii vel quasi, propter quam campestria tantum fastidium frigoris et undacionis susceperunt quod biada, nive recedente, ut plurimum mortua aparebant. Ex qua multe terre habitatoribus private fuerunt, maxime in montanis partibus; deinde, fame cessante, cepit morbus prosiliens a partibus ul'tramarinis partes inferiores invadere; et primo Bononiam applicuit, videlicet anno MCCCXLIIII, in qua civitate infiniti perierunt, omni defensione et medela destituta. Due partes autem corporum dicebantur periisse. Invasitque pestilencia Januam ubi simili modo perierunt; invasit Parmam in qua multi defecerunt. Servavit Mediolanum, Papiam, Novariam, Cumas, Vercellas, set discurrando occupavit Lombardiam a dicto anno usque annum MCCCXLVII, ubi iterum super districtu Novarie vigebat; nam in dicto districtu Momum vacuavit, Bellanzagum similiter et in Burgomanerio ', ubi conversationem habebam, ubi dicti viri belligeri habitabant, perlerunt dieta clade in tribus mensibus prò completis centenaria xxvii virorum, computatis mulieribus et parvulis, nec in aliìs terris tunc insilivit novariensibus; in comitatu autem Mediolani in partibus Varixii, Anglerie, Gallarate et circumstanciis ut supra, sine numero perierunt. Cessavit itaque dieta pestilentìa moriendi, tamen in aliquibus locis discurrendo. +
Ma infinita mortalità, e che più durò, fu in Turchia, e in quelli paesi d'oltremare, e tra' Tarteri. E avenne tra' detti Tarteri grande giudicio di Dio e maraviglia quasi incredibile, e ffu pure vera e chiara e certa, che tra 'l Turigi e 'l Cattai nel paese di Parca, e oggi di Casano signore di Tartari in India, si cominciò uno fuoco uscito di sotterra, overo che scendesse da cielo, che consumò uomini, e bestie, case, alberi, e lle pietre e lla terra, e vennesi stendendo più di XV giornate atorno con tanto molesto, che chi non si fuggì fu consumato, ogni criatura a abituro, istendendosi al continuo. E gli uomini e femine che scamparono del fuoco, di pistolenza morivano. E alla Tana, e Tribisonda, e per tutti que' paesi non rimase per la detta pestilenza de' cinque l'uno, e molte terre vi s'abbandarono tra per la pestilenzia, e tremuoti grandissimi, e folgori. E per le lettere di nostri cittadini degni di fede ch'erano in que' paesi, ci ebbe come a Sibastia piovvono grandissima quantità di vermini [p. 487] grandi uno sommesso con VIII gambe, tutti neri e conduti, e vivi e morti, che apuzzarono tutta la contrada, e spaventevoli a vedere, e cui pugnevano, atosicavano come veleno. E in Soldania, in una terra chiamata Alidia, non rimasono se non femmine, e quelle per rabbia manicaro l'una l'altra. E più maravigliosa cosa e quasi incredibile contaro avenne in Arcaccia, uomini e femmine e ogni animale vivo diventarono a modo di statue morte a modo di marmorito, e i signori d'intorno al paese pe' detti segni si propuosono di convertire alla fede cristiana; ma sentendo il ponente e paesi di Cristiani tribolati simile di pistolenze, si rimasono nella loro perfidia. E a porto Tarlucco, inn-una terra ch'ha nome Lucco inverminò il mare bene x miglia fra mare, uscendone e andando fra terra fino alla detta terra, per la quale amirazione assai se ne convertirono alla fede di Cristo. +
[…] E partita del Regno la detta compagna, se n'andò il re il Puglia in pellegrinaggio al Monte Santo Agnolo e San Nicolò di Bari, e per sagire i baroni e paese di Puglia alla sua signoria, e per cessare la pistolenza della mortalità, che già era cominciata a Napoli grandissima. +
Il detto morbo s'atachò a Pionbino, inperochè vi venne cierti Genovesi di quelle maledette galee, e morivi e' 3 quarti de le persone in Pionbino; per tanto si fu per abandonare. Queste maledette galee de' Genovesi venivano e aveano aiutato a' Saraceni e al Turco a pigliare la città di Romania che era de' Cristiani che non féro i Turchi, e per questo si tenea che Dio avea mandato tanta mortalità a i detti Genovesi e a' Cristiani e in Turchia, e morì in Saracina e' tre quarti e così de' Cristiani. A Milano morì poca gente, inperochè morì 3 fameglie, le quali le case loro furo murate l'uscia e le finestre, chè nissuno v'entrasse. +
Anno Domini MCCCXLVII in quadragesima et inter pascha et pentecosten circa Avionem propter gwerrarum rabiosam inundacionem circumquaque exortam fames exicialis et prevalida facta est, propter quam innumerabiles populi morte repentina extincti dicebantur. In tantum eciam mortalitas famem horrendam subsecuta seviebat, quod in plateis, vicis et in sterquiliniis prostrati miserabiliter iacuerunt. +
Dicto anno fuit magna mortalitas personarum maxime in civitate Bononiae, et [mortui sunt] de maioribus et melioribus personis ipsius civitatis ultra decem milia personarum et duravit dicta mortalitas a mense maii usque ad mensem septembris; et similiter fuit dicta mortalitas in civitate Mediolani, Brixiae et Florentiae. +
Come in cielo aparve una commeta.<br />Nel detto anno, del mese d'agosto, aparve in cielo la stella commeta, che ssi chiama Nigra, nel segno del Tauro, a gradi XVI nel capo della figura e segno del Gorgone, e durò XV dì. Questa Nigra è della natura di Saturno, e per sua infruenzia si cria, secondo che dice Zael filosofo e strolago, e più altri maestri della detta scienzia, la quale significa pure male e morte di re e di potenti; e questo dimostrò assai tosto in più re e reali, come inanzi leggendo si troverà; e ingenerò grande mortalità ne' paesi ove il detto pianeto e segno signoreggiano; e bene il dimostrò inn-Oriente e nelle marine d'intorno, come dicemmo adietro. +
